DESCRIZIONE
Il Barbagianni è un rapace notturno di medie dimensioni; ha un volo estremamente silenzioso e veloce, soprattutto negli spazi aperti che predilige (rispetto all’Allocco, più legato ai boschi e più abile nel volare in ambienti ricchi di ostacoli tipicamente rappresentati dagli alberi e delle loro chiome). Il capo del barbagianni è rotondeggiante e privo di ciuffi auricolari ed presenta un disco facciale a forma di cuore, gli occhi sono neri. Le femmine sono di poco più grandi dei maschi; i pulli sono ricoperti per le prime settimane da un candido piumino che viene sostituito dal piumaggio definitivo, dai toni decisamente più giallastri, fulvo-dorati con macchie grigie, almeno superiormente.

TAGLIA
Peso: 300-450 grammi
Apertura alare: 80-95 cm

RIPRODUZIONE
Deposizione: marzo-maggio
Numero di uova: 3-7
Schiusa: aprile-maggio

ALIMENTAZIONE
Si nutre di mammiferi di piccola taglia come topiragno, topi e arvicole.

HABITAT
Il barbagianni è sedentario e dimora in zone planiziali e collinari dove frequenta boschetti con radure, arbusteti e siepi alberate, margini di calanchi e aree rurali. Non disdegna la nidificazione presso tetti, campanili, vecchi depositi, sottotetti e solai benché aperti e poco frequentati da colombi e corvidi: è il tipico “gufo dei fienili”.
Localmente presenta segni di forte declino (Pianura Padana e Nord Italia in generale) mentre nel sud della penisola mostra segni di incremento della popolazione. Le maggiori minacce alla sua conservazione sono dovute alla trasformazione dei siti riproduttivi (ristrutturazione di vecchi edifici), alla scarsa resistenza alle basse temperature e innevamento, intossicazioni alimentari dovute ai rodenticidi, ma soprattutto alla collisione con veicoli su strada.

ECOLOGIA
Gli accoppiamenti avvengono a fine inverno e la cova è effettuata dalla sola femmina che viene alimentata dal maschio; i giovani sono allevati da entrambi i genitori per circa 2-3 mesi.
La tecnica di caccia è “all’aspetto” su di un posatoio: in attesa su una palizzata o un cartello stradale, piomba silenziosamente sulla preda protendendo all’ultimo gli artigli ghermendola. Come tutti i rapaci notturni, il Barbagianni ingoia le sue prede intere rigurgitando successivamente i resti indigeriti sotto forma di boli ovoidali, chiamati borre.
La sua forte specializzazione lo rende un efficace bioindicatore ambientale ed un ottimo strumento indiretto (grazie all’analisi del contenuto delle borre) per la conoscenza della presenza di micromammiferi nell’habitat studiato. La sua dieta però, basata principalmente sui piccoli roditori, può provocargli intossicazioni anche mortali: infatti i rodenticidi (molto impiegati in agricoltura) allorché ingeriti dalle prede e non ancora metabolizzati sono indirettamente assunti dai rapaci in grandi quantità (bio-accumulo) e l’effetto sul predatore, vertice della catena trofica, può essere nefasto e mortale.

PROTEZIONE
In tutta Italia è tutelato dalla Legge 157/92.

APPROFONDIMENTI

ALTRE INFO

Vetrina 4 collocazione Barbagianni e Moscardino
Barbagianni
Barbagianni presso un rudere
Barbagianni borre
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